La storia di Babbo Natale

Il festeggiamento invernale dei popoli antichi

Nella Persia antica il solstizio invernale era celebrato cantando l’inno che narrava la nascita del mondo.
In Alessandria d’Egitto esso ebbe la sua più completa espressione, prima dell’era cristiana, nella grande festa del Natale di Horus. Le statue della dea madre Iside, col piccolo in grembo o attaccato al seno, venivano portate in processione di notte verso i campi al lume delle torce.
Nella Roma pagana lo stesso significato avevano le feste d’inverno che si celebravano due o tre secoli prima della nascita di Cristo, note con il nome di Saturnali o feste di Saturno. I Saturnali romani avevano inizio il giorno 19 dicembre e si prolungavano fino al successivo 25. Erano feste di gioia, di rinnovamento, di speranza per il futuro e in tale occasione si rinnovavano i contratti agrari.
Nel corso dell’ultimo cinquantennio precedente la nascita di Cristo fu introdotto a Roma il culto del Dio Sole, probabilmente diffuso dalle legioni reclutate in Siria e dagli schiavi orientali.

Come la festa pagana diventò cristiana

Il Cristianesimo inserì le tradizioni popolari preesistenti nelle proprie concezioni religiose; fu così che il giorno natalizio del dio solare e agricolo dell’Egitto e della Persia, cadente nel solstizio d’inverno, diventò il Natale cristiano: la statua di Iside che allatta Horus diventò quella della Madonna che allatta il sacro Bambino.
Non fu facile, però, utilizzare la data del 25 dicembre dal momento che il racconto evangelico di S. Luca, il più completo sull’argomento, narrando di pastori che passano la notte all’aperto, evocava piuttosto un ambiente primaverile, che non il freddo periodo invernale.
Poi c’era la precedente tradizione cristiana che fissava la nascita di Cristo in un giorno di primavera: Clemente di Alessandria l’aveva stabilita il 19 aprile, altri padri della Chiesa il 18 aprile, altri ancora il 29 maggio e il 28 marzo. Fu dopo molte discussioni ed esitazioni che i vescovi di Roma scelsero il 25 dicembre, calcolando gli anni di Cristo a ritroso, partendo cioè dalla cifra “magica” di 33, quanti sono gli anni che il figlio di Dio avrebbe trascorso sulla terra.
La data fu ricavata partendo dalla morte del Cristo datata 25 marzo; presumendo dunque che essa fosse caduta 33 anni esatti dopo la sua incarnazione, che quindi veniva fissata anch’essa a un 25 marzo, la nascita non poteva essere avvenuta che nove mesi dopo la sua incarnazione nel ventre di Maria e precisamente il 25 dicembre. Quando la Chiesa riformata cercò di portare nell’ortodossia la pratica popolare, sostenendo l’immagine di Gesù Bambino, che dispensava i doni ai bambini, spostando quindi di fatto la ricorrenza nella notte di Natale, comparve la figura di Papà Natale e/o di San Nicola, aiutanti di Gesù Bambino.
La festa della Natività di Gesù, il Natale, quale lo conosciamo oggi, è divenuta la maggior festa ufficiale della cristianità solo in tempo relativamente recente. Le sue prime tracce come festività cristiana si incontrano solo intorno al terzo secolo dopo Cristo e il suo definitivo affermarsi solo a metà del quarto secolo.
L’osservanza della festa natalizia fu introdotta in Antiochia solo verso il 375 dopo Cristo e in Alessandria solo dopo il 430.
Nell’antica Roma imperiale, fra gli anni 243 e 366 dopo Cristo, amici e parenti si scambiarono le prime “stranae” per festeggiare il “dies natalis” in una fredda notte d’inverno. Agli auguri si accompagnarono cesti di frutta, dolciumi e doni di ogni tipo perché la nascita di Gesù e l’anniversario dell’ascesa al trono dell’imperatore divenissero il simbolo di una prosperità che avrebbe dovuto protrarsi per l’intero anno.

San Nicola

Le origini si fanno risalire alla cultura cristiana, in particolare alla figura di Nicola, nato in Turchia, a Patara in Licia, da una ricca famiglia, intorno al 270 D.C.,
Vescovo di Mira e quindi Santo veneratissimo protettore del popolo, infatti, Santo Nicola, viene ricordato come porta doni. Forse partecipò al Concilio di Niceanel nel 325. Quando morì le sue spoglie, o le presunte tali, vennero deposte a Myra fino al 1087. In quest’anno infatti vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari dove sono tutt’ora conservate e di cui divenne il santo protettore.
Negli anni che seguirono la sua morte, si diffusero numerosissime leggende. Una tra le più famose e confermata da Dante nel Purgatorio (XX, 31-33) è quella delle tre giovani poverissime.
Nicola, addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perché caduto in miseria, decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta dal vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito. Tuttavia la terza notte San Nicola trovò la finestra inspiegabilmente chiusa.
Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba bianca, si arrampicò sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov’erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie.
In ogni caso San Nicola divenne nella fantasia popolare “portatore di doni”, compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di Natale.
La festa di San Nicola ricorre il 6 Dicembre, sostituendo la festa pagana dei Saturniana celebrata intorno al solstizio di inverno per augurare raccolti abbondanti. La ricorrenza fu poi estromessa dal calendario liturgico pur continuando a sopravvivere tra le usanze popolari.
La figura di San Nicola fu esaltata negli Stati Uniti ad opera dei colonizzatori olandesi nel 1700 che fondarono New York, dapprima detta Nuova Amsterdam.

Babbo Natale e Santa Claus

In effetti la sua immagine ci accompagna con una presenza serena e bonaria dall’inizio dell’800, ma così come viene vissuto e festeggiato oggi giorno, il Natale deriva dalle tradizioni borghesi del secolo scorso: abeti addobbati di luci, dolci, strenne.
Nato come Santa Claus, Père Noël, Father Christmas, Weihhnachtsmann, anche se non da molti anni, è così vivo nell’infanzia dei bambini di tutto il mondo ed anche nella vita degli adulti che la sua fisionomia integra perfettamente la festività natalizia.
Il nome olandese del santo, Sinter Klass, venne importato in America dagli immigrati come Santa Claus (abbreviazione di Sanctus Nicolaus).
Babbo Natale, così come lo conosciamo noi, risale all’anno 1823, quando Clement C. Moore scrisse “A Visit from St. Nicholas” (Una visita da San Nicola) descrivendolo come un “vecchio elfo paffuto e grassottelo”. Il rito trovò la sua personificazione in un forte vecchio rubicondo dalla barba bianca, residente al Polo Nord, che aiutato da numerosi gnomi, costruiva giocattoli che consegnava con l’ausilio di una slitta trainata da renne volanti come doni la notte di Natale, passando attraverso i camini delle case.
Santa Claus rappresenta la sintesi fonetica degli appellativi olandese e tedesco di San Nicola che mutò nel grassoccio vecchietto dalla lunga barba bianca nel 1863 per opera Thomas Nast, celebre vignettista satirico americano. Detta figura fu successivamente e definitivamente trasformata dall’illustratore Haddon Sundblom, a cui fu commissionata la nuova campagna pubblicitaria della Coca-Cola nel 1931 ed a cui si deve, anche, l’aver disegnato Rudolph, la renna con il naso rosso. Il Babbo Natale inglese assunse, infine, aspetti simili alla sua controfigura americana, ed infatti, oggi Babbo Natale e Santa Claus sono diventati la stessa persona.
Questo è il Babbo Natale che anche noi conosciamo, con la sua lunga barba bianca, il suo inconfondibile abito rosso, degli stivali, la cinta di cuoio e un immancabile sacco carico di doni.
Quando i comunisti presero il potere in Russia e rifiutarono la Chiesa Cattolica vollero avere anch’essi il loro “Babbo Natale” e lo chiamarono “Il Grande Padre del Gelo”, ma invece del consueto abito rosso lo vestirono di blu.

La slitta di Babbo Natale

Nessuno sa come il cavallo bianco di San Nicola si sia trasformato in un gregge di renne, però un libro del XIX secolo mostra una illustrazione in cui egli compare con una sola renna.
Questa leggenda è nordica: la slitta, originariamente si diceva che la slitta fosse trainata da una sola renna, poi la versione è cambiata, ed apparvero otto renne. Questo numero spiega la velocità con cui Babbo Natale riesca a far fronte alle innumerevoli richieste provenienti da ogni parte del mondo.
Una leggenda moderna nata negli USA è quella della nonna renna, inventata negli uffici della Montgomery Ward (una grande catena di magazzini americani) nel 1939 quando la direzione decise di donare ai propri clienti una nuova favola per Natale.
Nacque così Rudolph, la renna “dal grosso naso rosso”, una specie di brutto anatracolo salvato dall’emarginazione da Babbo Natale che del suo difetto fisico fece un pregio nelle lunghe notti di nebbia.
Nel 1882 il Dr. Clement Clarke Moore scrisse una poesia per i suoi figli su Santa Claus in cui descrisse ben otto renne nominandole tutte: Donner, Blitzen (padre e madre), Dasher, Dancer, Comet, Cupid, Prancer, Vixen.
In Svezia, invece, è ancora rappresentato circondato da caprioli.
Si dice che allo scoccare della mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, gli animali, in special modo gli animali nelle fattorie, acquistino il meraviglioso ed inusuale dono della parola.
Buoi, mucche, cavalli, maiali e polli iniziano a parlare tra di loro e si scambiano strani segreti sul genere umano, in particolar modo sui loro padroni.
Ma non tentati di ascoltarli di nascosto!
La leggenda dice che potrete attirare su di voi la sfortuna, se tenterete di spiarli!